“Dire e non dire, il gusto di tradire una stagione” recita una bellissima canzone di Vinicio Capossela. Quello che dice e non dice la Commissione Europea ma con il gusto di non tradire una lunga stagione di proclami sulla transizione energetica, lo mette nero su bianco un recente Rapporto dell’Agenzia per la Cooperazione tra le Autorità di Regolazione Nazionali dell’Energia (ACER) sugli effetti della guerra in Iran sul mercato del gas europeo. L’Agenzia, infatti, osserva che, per come stanno evolvendo i consumi di gas naturale in Europa, non solo il riempimento degli stoccaggi gas non sarà un pranzo di gala ma anche che il raggiungimento dei target europei di decarbonizzazione al 2030 è a rischio.
Sebbene, infatti, la crisi in Medio Oriente abbia prodotto al momento effetti di portata minore, in termini di prezzi del gas e di volumi interessati da possibili interruzioni delle forniture, ciò non significa che per la sicurezza degli approvvigionamenti europei lo scenario sia roseo.
Il Qatar e gli Emirati Arabi, i principali Paesi produttori di GNL in Medio Oriente, esportano rispettivamente 112 e 6,9 di metri cubi di gas l’anno. L’80% di tali volumi è destinato ai Paesi asiatici. La sola Cina importa il 25% del GNL qatarino. L’UE, invece, importa 12,7 miliardi di metri cubi dal Qatar di cui circa 6,9 destinati all’Italia (10% delle importazioni di gas del nostro Paese). A seguito dello stop alle forniture russe via tubo, oggi l’UE dipende per circa il 58% delle proprie importazioni di GNL dagli Stati Uniti e per circa l’8% dal Qatar. Mentre ancora una quota pari a circa il 15% è arrivata dalla Russia lo scorso inverno.
Qualora la chiusura dello Stretto di Hormuz persistesse, considerando anche il lento ripristino delle infrastrutture di liquefazione del Qatar in stato di fermo per lo scoppio della guerra in Iran, all’UE verrebbero a mancare, al netto dei volumi contrattualizzati a termine, circa 56 miliardi di metri cubi di GNL da approvvigionare sul mercato.
Data la rilevanza della produzione di GNL di Qatar e Emirati Arabi per i Paesi asiatici, l’Unione Europea si troverebbe a dovere competere con questi per approvvigionare una quota significativa di GNL per il riempimento degli stoccaggi in vista del prossimo inverno. In questo contesto, e considerando che il GNL va dove lo porta il prezzo, il significativo differenziale positivo tra le quotazioni dei futures sul gas dei mercati asiatici e quelli europei non è incoraggiante. A condizioni immutate in Medio Oriente rispetto alle attuali, il riempimento degli stoccaggi in estate potrebbe rivelarsi particolarmente caldo per il Vecchio Continente.
Attualmente, l’UE mostra un livello di riempimento degli stoccaggi pari a circa il 32% della capacità disponibile. Per l’Italia si osserva un livello superiore alla media UE e pari a circa il 50% della propria capacità. Ossia poco più della metà della capacità di stoccaggio esistente e già allocata agli operatori di mercato per il riempimento in vista della stagione invernale. Se l’Italia mostra una performance lievemente migliore rispetto a quella dell’anno precedente, lo stesso non può dirsi per l’Europa nel suo insieme considerando che, nello stesso periodo dei due anni precedenti, si era raggiunto un livello di riempimento degli stoccaggi pari a circa, rispettivamente, il 35% e il 64%. A spiegare il dato, un inverno 2025/2026 più rigido rispetto a quello dell’anno precedente e che ha determinato prelievi significativi dagli stoccaggi a fronte di un livello iniziale di riempimento inferiore alla media del precedente inverno.
A spingere sui prelievi, osserva il Rapporto, la produzione termoelettrica nell’ultimo trimestre del 2025 (+12% rispetto all’inverno dell’anno precedente). Oltre a questo, osserva l’Agenzia, il consumo di gas naturale a livello UE è tornato a crescere costantemente rispetto all’inverno 2022/2023 con un tasso medio di crescita annuo pari a circa il 2%. Un dato, osserva l’Agenzia, che indica che il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione sono a rischio.
Ma anche un dato che suggerisce le molte contraddizioni della politica energetica europea. Gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 hanno portato con sé maggiori consumi di gas naturale, a parità di consumi elettrici, per fare fronte alle esigenze di flessibilità del sistema elettrico dovute alla non programmabilità della produzione eolica e fotovoltaica. Se, a tendere, gli accumuli elettrochimici potranno soddisfare una quota crescente del fabbisogno di flessibilità del sistema elettrico ciò non implicherà la completa sostituzione delle centrali termoelettriche (e degli impianti di pompaggio anche) in questo ambito per via dei requisiti tecnici, richiesti per l’offerta di alcuni servizi di flessibilità, che non possono essere garantiti dagli accumuli elettrochimici. A ciò deve inoltre aggiungersi che al crescere dell’elettrificazione dei consumi, le centrali a gas rivestiranno un ruolo sempre maggiore nel gestire i picchi di domanda nel lungo periodo.
In altri termini, l’incertezza dello scenario geopolitico continuerà ad avere un ruolo influente sulle politiche energetiche europee e sulla salute della sua economia. I prezzi a cui verosimilmente l’UE si troverà a riempire gli stoccaggi gas per il prossimo inverno ce lo ricorderanno come fu durante la crisi ucraina. La speranza è che, questa volta, Bruxelles non rilanci con obiettivi di decarbonizzazione ancora più sfidanti come fu per il Piano REPowerEU che seguì lo stop alle forniture di gas russo via tubo. Purtroppo, le recenti indicazioni della Presidente von der Leyen sembrano andare in questa direzione continuando ad alimentare un circolo vizioso per cui a fronte di obiettivi sempre più sfidanti seguono scenari più sfidanti di approvvigionamento gas. Tutto ciò, in una situazione di incertezza geopolitica dove l’Europa rischia di vincolarsi ancora di più a partner non sempre affidabili al prezzo della propria subalternità. Le recenti minacce di Trump di introdurre dazi sull’export del settore automotive, come fu per quelli introdotti in precedenza, richiederebbero una reazione dall’UE che, dato il peso di Washington sulle importazioni di GNL, adesso non può permettersi. Senza considerare, la forte dipendenza dalla Cina per le materie prime critiche per la transizione energetica. Il prezzo della transizione energetica, in un contesto dove gli scenari geopolitici sono sempre più legati a quelli energetici, non è più solo quello degli approvvigionamenti. Ma sempre più quello di una perdita di leadership del Vecchio Continente sull’arena globale.