Le conclusioni dell’ultimo Consiglio Europeo del 15 e del 16 ottobre sono state esplicite: la priorità dell’Europa è agire sugli elevati prezzi dell’energia che stanno causando una corsa al rialzo dell’inflazione. I capi di Stato hanno invitato la Commissione a esaminare con urgenza ulteriori misure coordinate e mirate a breve termine per contrastare i fenomeni che continuano a pesare sui bilanci delle famiglie e, soprattutto, sui costi industria energivora.
Su queste ultime grava anche l’incognita della riforma dell’ETS1 – che impatterà più significativamente sul V Periodo di attuazione del meccanismo – e l’evoluzione dell’ETS2. Due temi che sono stati al centro del Consiglio Europeo dei Ministri dell’Ambiente che si è tenuto qualche giorno prima, il 12 e il 13 ottobre. Da una parte, la volontà di Bruxelles di garantire il raggiungimento del target di riduzione delle emissioni nette di gas clima-alteranti al 2040, dall’altra, l’esigenza delle imprese energivore che l’ETS non si trasformi in un ulteriore aggravio dei costi energetici.
Rispetto all’ETS2 la richiesta del comparto industriale di numerosi Stati membri è quello di rinviare di un ulteriore anno l’operatività del meccanismo che scaricherebbe oneri aggiuntivi sui prezzi finali del gas naturale.
Con riferimento all’ETS1 – rispetto al quale la proposta di riforma della Commissione Europea, presentata a luglio di quest’anno, è attualmente al vaglio dei co-legislatori europei – i temi oggetto di contesa riguardano essenzialmente le nuove modalità proposte di allocazione di quote gratuite, incluse la determinazione di benchmark specifici per calore e combustibile e il phase-out dell’allocazione gratuita per i settori soggetti a CBAM.
L’obiettivo ultimo è quello di rafforzare la protezione offerta dal meccanismo contro il rischio di carbon leakage impedendo che le nuove misure proposte possano tradursi in una maggiore volatilità ed entità dei prezzi delle quote di emissione che si tradurrebbero in maggiori oneri di compliance per i settori interessati e, indirettamente, in maggiori prezzi dell’elettricità da sostenere.
Attualmente, la proposta della Commissione vede legare l’allocazione di quote di emissione di quote gratuite a criteri di condizionalità molto stringenti che prevederebbero l’obbligo per i soggetti interessati di realizzare investimenti in specifiche tecnologie di decarbonizzazione dei consumi industriali che, qualora non realizzati, si tradurrebbero nella mancata assegnazione gratuita di permessi emissivi. Con il risultato di dover ricorrere all’acquisto a titolo oneroso di quote con anche i conseguenti impatti sui prezzi delle medesime.
Il rischio, sostengono le imprese dei settori energy-intensive, è che gli impegni di investimento assunti si debbano poi scontrare con un mercato caratterizzato ancora da tecnologie di decarbonizzazione poco mature,ossia limitatamente competitive dal punto di vista dei costi, rendendo eccessivamente onerosi gli interventi di riduzione delle emissioni e, quindi, non economicamente fattibili.
Inoltre, rispetto all’allocazione gratuita di quote, la richiesta è quella di pervenire a modalità di allocazione che tengano maggiormente conto delle specificità nazionali in termini di caratteristiche dei settori industriali e relative performance emissive nonché dell’effettiva disponibilità in ciascuno di essi di tecnologie di decarbonizzazione efficienti dal punto di vista dei costi. In questo ambito si introducono anche le richieste provenienti da più Stati membri, tra cui l’Italia, di una revisione dei benchmark di prodotto e di calore e combustibile che tenga maggiormente conto della effettiva disponibilità di tecnologie di decarbonizzazione necessarie a rispettare i livelli di performance associati a tali parametri.
In questa direzione, l’intervento dell’Italia al Consiglio Europeo dei Ministri dell’Ambiente e la risoluzione di maggioranza, approvata in aula, che ha impegnato il Governo, in vista del Consiglio Europeo del 15-16 ottobre, a richiedere alla Commissione il perseguimento di un sistema ETS più bilanciato, prevedibile e trasparente nonché la possibile introduzione di misure mirate e temporanee che possano accompagnare la traiettoria della decarbonizzazione, tutelando i settori energivori.
Dall’altro lato, i policy-maker europei sono preoccupati che un eccessivo ammorbidimento delle condizioni che governano l’allocazione gratuita di quote possa produrre impatti sui prezzi insufficienti a fornire i necessari segnali di prezzo per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione dei settori ETS al 2040. La posizione di Bruxelles poggia anche sul rafforzamento, previsto nella riforma della Commissione, degli strumenti finanziari a sostegno della decarbonizzazione industriale. Primo tra tutti, la cosiddetta Banca per la Decarbonizzazione Industriale che dovrebbe rendere disponibili circa 100 miliardi di euro in dieci anni.
Le sfide della transizione energetica e le tensioni geopolitiche stanno interessando sempre più insistentemente i prezzi dell’energia rendendo evidente il complesso bilanciamento tra esigenze di decarbonizzazione e mantenimento della competitività del comparto industriale europeo.
Sulla proposta di riforma dell’ETS1 è atteso un accordo politico entro dicembre. Le prossime settimane saranno cruciali per comprendere verso quale piatto della bilancia – se verso un ammorbidimento o meno della proposta di riforma di Bruxelles – penderà l’ago.
Nel frattempo, appare con tutta evidenza l’urgenza di una risposta europea coordinata al caro prezzi energia.