Secondo l’ultimo Oil Market Report dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), pubblicato lo scorso 17 giugno, il mercato petrolifero rimane ancora caratterizzato da incertezza nonostante la tregua siglata tra Iran e Stati Uniti.
Su base annua, per il 2026, il rapporto stima un calo della domanda petrolifera globale di circa 1,1 mb/giorno (mb/d). Rispetto al dato di maggio, si tratterebbe di una revisione al ribasso di 700 kb/d. A pesare la chiusura dello Stretto di Hormuz e il conseguente incremento nei prezzi del petrolio che, a sua volta, ha causato una spirale inflattiva più generale cui è corrisposto un rallentamento delle principali economie globali. Basti pensare, che per l’area euro, la BCE ha previsto un’inflazione del 3,2% per il 2026 e ha rivisto al ribasso le aspettative di crescita del PIL reale, rispettivamente per il 2026 e il 2027, di 0,3 e 0,1 punti percentuali.
Anche lato offerta si registra un calo di circa 3,9 mb/d per un livello atteso complessivo pari a 102,4 mb/d nel 2026. Conseguentemente, anche i flussi di greggio per gli impianti di raffinazione sono previsti in riduzione di 2 mb/d nel 2026, a 82 mb/d, guidati da una riduzione annua pari a 4,7 mb/d nel 2° trimestre 2026.
La crisi iraniana ha fatto sentire i suoi effetti anche sulle scorte. La loro progressiva riduzione, dal blocco dello Stretto di Hormuz, è accelerata a maggio raggiungendo 143 milioni di barili (‑4,6 mb/d) rispetto ai 74 milioni (‑2,5 mb/d) di aprile. Emblematico il dato relativo alle scorte governative dei paesi OCSE le quali sono diminuite di 163 milioni di barili (‑1,8 mb/d) nello stesso periodo, portandosi ai livelli più bassi dal dicembre 1990. Ulteriori cali nei prossimi mesi potrebbero portare le scorte globali a livelli storicamente bassi prima che l’equilibrio di mercato si sposti verso un surplus verso la fine dell’anno.
Il recente accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra in Medio Oriente potrebbe, tuttavia, aprire a uno scenario in parte diverso qualora conducesse a una effettiva riapertura dello Stretto di Hormuz e alla rimozione del blocco statunitense sul traffico petrolifero iraniano. Tuttavia, molte incertezze permangono sull’evoluzione del mercato petrolifero per i mesi a venire.
In primo luogo, anche qualora l’accordo dovesse reggere, le esportazioni e la produzione dal Golfo potrebbero infatti riprendersi solo gradualmente. Da una parte si dovrà procedere, infatti, allo sminamento del canale di Hormuz. Dall’altra, tra gli altri fattori, si dovrà comprendere quali saranno gli accordi di transito post tregua. Secondo il Financial Times, infatti, alcuni passaggi dell’intesa Iran-Stati Uniti sembrerebbero aprire all’introduzione di pedaggi, da parte dell’Iran, per l’utilizzo dello stretto. Uno scenario che contribuirebbe a ulteriori rallentamenti nella ripresa dell’export dal Golfo, data la necessità di siglare nuovi accordi di transito, e a un incremento dei costi di trasporto.
I prezzi del greggio risentono di questa incertezza anche a fronte del rinvio dei colloqui tra Stati Uniti e Iran che avrebbero dovuto tenersi venerdì in Svizzera. Venerdì mattina, infatti, i future sul Brent si sono apprezzati di circa 51 centesimi (+0,64%), raggiungendo gli 80,36 dollari al barile, mentre l’indice WTI è aumentato di 1,28 dollari (+1,7%), a 77,88 dollari al barile.
Nonostante tali incertezze pendenti, il rapporto EIA (U.S. Energy Information Administration) stima nel 2027 una ripresa della domanda globale di petrolio di circa 2 mb/d, fino a 105,3 mb/d. Analogamente, prevede una crescita nelle forniture di circa 8 mb/d, fino a 110 mb/d. Una prospettiva che, a parità di altre condizioni, potrebbe offrire anche la possibilità di ricostituire nuove riserve strategiche.
Tuttavia, le vicende geopolitiche degli ultimi anni e l’attuale fragilità dell’accordo di pace indicano l’esigenza di una maggiore cautela rispetto alle evoluzioni future del mercato petrolifero. Come dimostrato dall’andamento dei prezzi dei principali mercati di riferimento, permane ancora una elevata incertezza sulle evoluzioni future del conflitto e, conseguentemente, sugli equilibri del mercato. Non è da escludersi che, anche alla luce di un processo di normalizzazione che richiederà un tempo fisiologico di completamento, i prossimi mesi possano essere ancora caratterizzati da prezzi volatili e dinamiche di domanda e offerta tutt’altro che allineate alle fasi precedenti del conflitto.