Mercato globale del petrolio: un 2026 ancora … lungo

Lo scorso mercoledì, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha pubblicato il consueto rapporto periodico sull’andamento del mercato globale del petrolio. Secondo l’Agenzia, il mercato si appresta a una fase di crescita nel 2026 con una domanda prevista che raggiungerà una media di 930.000 barili al giorno (kb/d) nel 2026 rispetto ai 850 kb/d del 2025. A contribuire alla crescita dei consumi saranno in particolare i Paesi al di fuori dell’area OCSE.  A incidere sulla crescita dei consumi anche la domanda delle raffinerie che, secondo la IEA, si attesterà nel 2026 a 84,6 mb/d, con una crescita annuale di 770 kb/d, leggermente inferiore ai 930 kb/d del 2025.

Dall’altro lato, l’offerta globale di petrolio ha registrato una diminuzione di 350 kb/d mese su mese (m-o-m), attestandosi a 107,4 milioni di barili al giorno (mb/d) a dicembre, 1,6 mb/d al di sotto del record di settembre. La riduzione della produzione in Kazakhstan e in alcuni produttori OPEC del Medio Oriente è stata parzialmente compensata da un netto rimbalzo della produzione russa. La IEA stima che nel 2026 l’offerta globale di petrolio salga di 2,5 mb/d quest’anno, raggiungendo 108,7 mb/d, dopo un incremento di 3 mb/d nel 2025. Le produzioni dei Paesi non-OPEC+ contribuiranno per circa 1,8 mb/ alla crescita attesa per il 2026.

Le scorte globali di petrolio sono aumentate di 470 mb nel 2025, corrispondenti a una media di 1,3 mb/d. Solo a novembre, le scorte globali di petrolio sono aumentate di 75 mb, ovvero 2,5 mb/d. Dati preliminari segnalano ulteriori accumuli a dicembre, in particolare in Cina, dopo l’emissione di nuove quote di importazione, che hanno compensato le ripide diminuzioni delle scorte di greggio osservate in diversi paesi produttori del Medio Oriente alla fine dell’anno.

L’attuale surplus globale è stato sostenuto anche da una robusta crescita dell’offerta di petrolio dall’inizio del 2025, con i produttori non-OPEC+ che rappresentano quasi il 60% dell’aumento totale di 3 mb/d. L’Arabia Saudita ha guidato l’aumento dell’offerta OPEC+ in seguito alla revoca dei tagli alla produzione, mentre il quintetto delle Americhe – Stati Uniti, Canada, Brasile, Guyana e Argentina – ha dominato gli aumenti non-OPEC+. Salvo interruzioni significative e sostenute della produzione, e salvo eventuali cambiamenti nella politica dell’OPEC+, le forniture globali di petrolio potrebbero aumentare ulteriormente di 2,5 mb/d nel 2026. Ciò nonostante un inizio di anno turbolento con un aumento delle tensioni geopolitiche in Iran e Venezuela. Le esportazioni iraniane sono diminuite di 350 kb/d da un massimo recente di ottobre, scendendo a 1,6 mb/d nei mesi di novembre e dicembre, mentre le esportazioni di petrolio venezuelano sono crollate da 880 kb/d a circa 300 kb/d all’inizio di gennaio, in parte a causa del blocco degli Stati Uniti su navi cisterna sanzionate.

Al contrario, le operazioni di raffinazione interne russe e le esportazioni hanno registrato un notevole rimbalzo a dicembre, con una produzione di greggio aumentata di 550 kb/d mese su mese (m-o-m), raggiungendo un massimo di 33 mesi. Tuttavia, gli sconti crescenti applicati dalla Russia per favorire le esportazioni (soprattutto dopo le sanzioni europee) hanno ridotto significativamente le entrate di Mosca che a dicembre 2025 sono state stimate intorno agli 11 miliardi di dollari, circa la metà dei livelli precedenti all’invasione. Secondo l’Agenzia, sebbene sia ancora prematura una valutazione, i recenti sviluppi geopolitici non dovrebbero avere particolari effetti sugli equilibri di mercato. Secondo il rapporto, infatti, le dinamiche descritte di domanda e offerta dovrebbe fare aumentare ulteriormente l’eccesso di offerta sul mercato nel 2026 con un margine in aumento di circa 930 kb/d nel 2026.

Il mercato lungo ha prodotto una situazione di stabilità sui prezzi che, secondo l’Agenzia, a fine 2025 sarebbero stati inferiori di circa 16 dollari al barile rispetto a inizio anno. Al netto di fenomeni di interruzione della produzione persistenti e significativi per effetto delle tensioni geopolitiche, se la condizione di eccesso di offerta sul mercato dovesse perdurare anche nel 2026 si assisterà, secondo la IEA, a una protratta stabilità dei prezzi.