Inflazione di agosto e prezzi energia: un po’ di chiarezza

La scorsa settimana, l’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) ha pubblicato l’aggiornamento mensile dell’indice nazionale dei prezzi al consumo registrando una variazione pari a +0,5% su base mensile e a +3,3% su base annua.

A guidare l’incremento osservato sono in particolare i prezzi dei prodotti energetici: +17,1% su base annua e +2,9% su base mensile. Un dato superiore a quello dell’area euro che segna un +14,3% anno su anno.

Tuttavia, questo dato necessita di un adeguato inquadramento in quanto diverso è il contributo dei diversi prodotti energetici all’inflazione. In particolare, la spinta inflattiva è determinata soprattutto dai carburanti. Per la benzina, infatti, si registra un incremento del 6,3% su luglio (da +8,0% a +16,3% su base annua) e per il gasolio destinato al trasporto del +5,2% su base mensile (da +18,8% a +26,7% il tendenziale annuo). Assai più contenuti i rincari per elettricità e gas. Su base mensile, infatti, si osserva sul mercato libero un incremento di solo l’1,4% per l’elettricità e una riduzione dello 0,2% per il gas.

Questo dato restituisce due importanti messaggi. Ancora una volta, i contratti di fornitura a prezzo fisso si sono rivelati efficaci nel proteggere i clienti finali dalla volatilità dei prezzi all’ingrosso del gas naturale e, conseguentemente, dell’energia elettrica. Oltre il 50% dei clienti serviti sul mercato libero ha sottoscritto questa tipologia di contratto. Tuttavia, anche i clienti che hanno sottoscritto una offerta a prezzo variabile risulterebbero avere subito limitati aumenti.

Più in generale, occorre osservare come la volatilità dei prezzi all’ingrosso di elettricità e gas, determinata dai recenti avvenimenti in Medio Oriente, impatta in modo limitato sui prezzi finali delle famiglie. I costi della materia prima, infatti, rappresentano solo una delle diverse componenti della bolletta incidendo per meno del 50% sul prezzo finale di questa tipologia di consumatori. Il resto della fattura elettrica, come di quella del gas, è rappresentato da importi al di fuori del controllo dei venditori e soggetti a regolazione o comunque intervento del legislatore: fiscalità, oneri per servizi di rete, e oneri generali di sistema.

Inoltre, sul costo della materia prima, in particolare dell’elettricità, incide la composizione del mix di generazione elettrica che vede un contributo del gas naturale ancora significativo facendo sì che la componente materia prima risenta delle dinamiche sui mercati internazionali di questa commodity. Ciò anche in considerazione del fatto che questa tecnologia risulta determinante nel fissare il prezzo di equilibrio del mercato all’ingrosso dell’energia elettrica in un numero prevalente di ore l’anno.

Questo dato aiuta a comprendere, tra le altre questioni, come i prezzi finali risentano prevalentemente di scelte legate alle tecnologie di generazione e a scelte regolatorie indipendenti dalla volontà degli operatori di mercato.

Allo stesso tempo, i dati potrebbero aiutare a comprendere quali potrebbero essere le scelte da operare nel lungo periodo per mitigare gli effetti di eventi eccezionali – come le tensioni geopolitiche su cui stiamo assistendo sempre più frequentemente negli ultimi anni – sui prezzi di elettricità e gas.

In primo luogo, il dato Istat riferisce che l’inflazione è guidata soprattutto dai carburanti. Pertanto, misure come la spesso invocata tassazione di presunti extra-profitti di società del comparto elettrico e gas – in questo caso per finanziare una crescita dei prezzi ascrivibile soprattutto ai carburanti – rappresenti una scelta poco comprensibile e inefficiente dal punto di vista dell’impiego e allocazione di risorse.

In seconda battuta, misure come l’imposizione di tetti ai prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica – come di fatto ipotizzato dal recente DL Bollette e confermato in una recente intervista del Ministro Pichetto Fratin  – non solo avrebbero benefici limitati – essendo la componente energia una delle tante voci della bolletta – ma potenzialmente anche dannose sugli scambi transfrontalieri di energia elettrica, sulla sicurezza del sistema elettrico e sul raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione del settore. Questi ultimi due, sono effetti potenzialmente riconducibili alla minore reddittività che una misura del genere determinerebbe per gli impianti di produzione di energia elettrica scoraggiando i necessari investimenti per la sicurezza del sistema e per la transizione energetica. Senza considerare il potenziale e paradossale effetto di incrementare i consumi di gas naturale delle centrali termoelettriche.

In ultimo, se il costo della materia prima incide in misura limitata sui prezzi finali sarebbe invece opportuna una riflessione sulle altre voci della bolletta. Certamente, una maggiore integrazione nel sistema elettrico di fonti rinnovabili – accompagnate da sistemi di accumulo -permetterebbe di ridurre ulteriormente l’impatto della volatilità dei prezzi all’ingrosso sui prezzi finali dell’elettricità.

Rispetto alle altre voci della bolletta, gli oneri per i servizi di rete rappresentano una voce contenuta. L’Italia, infatti, presenta oneri di oneri di rete contenuti e inferiori alla media europea e dei principali Paesi europei. Diversamente, famiglie e piccole e medie imprese (non energivore) vedono applicarsi valori per gli oneri generali di sistema e accise superiori a quelli di altri Paesi europei. Recentemente, il DL bollette è intervenuto con misure di mitigazione degli oneri generali di sistema per le piccole e medie imprese ma ancora mancano interventi per le famiglie. Queste ultime, peraltro, contribuiscono, insieme alle imprese non energivore, a finanziare le agevolazioni sugli oneri generali di sistema elargite alle imprese energivore.

I dati ISTAT suggeriscono, pertanto, informazioni importanti per esaminare con precisione quello che sta accadendo sui mercati energetici. E, aspetto ancora più rilevante, per informare correttamente e indirizzare in modo coerente ed efficace il dibattito e le scelte di policy. A beneficio della salute dell’economia del Paese e, ancora prima, per il corretto funzionamento del settore energetico.