IEA: per l’elettrificazione dei consumi energetici necessario lo sviluppo delle reti

L’elettrificazione non è più soltanto uno strumento della transizione energetica. È ormai una trasformazione industriale che investe trasporti, abitazioni, manifattura, reti e sicurezza nazionale. È questo il messaggio centrale dello Special Report on Electrification dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) pubblicato la scorsa settimana in preparazione della COP31.

Un tema che sarà anche trattato nella Cerimonia di chiusura della 27ª edizione del Master SAFE “Mission Possible: Energy Transition Tecnologie, infrastrutture e competenze per ottimizzare la sicurezza e i costi energetici” che si terrà il 28 ottobre prossimo alla Torre Libeskind di PwC, in Piazza Tre Torri, del complesso CityLife, a Milano.

Il rapporto propone un obiettivo globale ambizioso: portare entro il 2035 la quota dell’elettricità sui consumi finali di energia dal 23% attuale al 35%. Una soglia considerata raggiungibile tenendo conto delle tecnologie oggi disponibili e già competitive in numerosi mercati. Questo obiettivo, secondo l’Agenzia, non sarà solo il risultato automatico del calo dei costi di batterie, fotovoltaico e pompe di calore ma anche, se non soprattutto, l’esito di scelte politiche, investimenti nelle reti di trasmissione e distribuzione elettrica e interventi regolatori.

Dall’elettrificazione dei consumi finali la IEA stima una riduzione media delle bollette energetiche delle famiglie pari a circa il 15% entro il 2035.

Stando al rapporto, il potenziale maggiore di elettrificazione risiederebbe nei trasporti dove i veicoli elettrici potrebbero sostituire il consumo a livello globale di circa 18 milioni di barili di petrolio al giorno entro il 2035.

L’Agenzia mette però in guardia su una urgenza per realizzare il potenziale di elettrificazione atteso: investire in reti di trasmissione e distribuzione di energia elettrica per incrementare la capacità di queste di accogliere nuova domanda e nuova produzione elettrica da fonti rinnovabili.

Nello scenario IEA, la domanda globale di elettricità dovrebbe aumentare in media di circa 1.400 terawattora l’anno fino al 2035, quasi il doppio rispetto all’incremento medio dell’ultimo decennio. La domanda di punta crescerebbe di 1.900 gigawatt. Per sostenere questo incremento, le reti dovrebbero espandersi del 40% più rapidamente rispetto al passato. Il rapporto stima una lunghezza complessiva di circa 115 milioni di chilometri entro il 2035, contro gli oltre 85 milioni attuali. Tuttavia, lo sviluppo di nuova capacità di trasmissione e distribuzione elettrica richiede tempi più lunghi rispetto allo sviluppo di nuovi impianti di generazione elettrica da fonti rinnovabili o di nuove infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici. È quindi fondamentale agire subito per evitare che il sistema sconti costi incrementali evitabili con un tempestivo intervento sullo sviluppo delle reti. L’Agenzia ricorda, infatti, che il ricorso a batterie, servizi di demand-response, accordi di connessione flessibili sono tutti strumenti che possono mitigare gli effetti di un più lento sviluppo delle reti rispetto agli asset che vi si dovranno connettere ma non sono sufficienti. In altri termini, non eliminano la necessità di sviluppare nuova capacità di trasmissione e distribuzione elettrica.

Inoltre, sottolinea la IEA, le batterie – per cui stima un fabbisogno di 2900 GW a livello globale entro il 2035 – sono fondamentali a soddisfare il fabbisogno di flessibilità del sistema elettrico in un orizzonte infra-giornaliero ma il loro contributo su orizzonti stagionali diviene assai limitato. Per questo tipo di fabbisogno rimarranno centrali ancora per molto tempo gli impianti termoelettrici, nuova capacità di interconnessione, impianti idroelettrici di pompaggio.

Oltre a queste sfide, l’Agenzia sottolinea il crescente rischio geopolitico gravante sul settore elettrico.

L’elettrificazione dei consumi energetici riduce la dipendenza dai combustibili fossili ma crea nuove dipendenze dalle filiere tecnologiche e minerarie. Il rapporto evidenzia la forte concentrazione della produzione di wafer fotovoltaici, celle, materiali anodici e raffinazione dei minerali critici. La Cina mantiene una posizione dominante in molti segmenti della catena del valore, mentre l’Indonesia è centrale per il nichel. La quota del principale Paese raffinatore per numerosi minerali strategici ha raggiunto il 72%. La risposta a tale rischio, osserva l’Agenzia, non può consistere nell’autosufficienza integrale, economicamente inefficiente e spesso irrealistica. Servono invece diversificazione dei fornitori, riciclo, sostituzione dei materiali, accordi internazionali e una politica industriale che accetti un certo “premio assicurativo” per la sicurezza degli approvvigionamenti.

Secondo il rapporto, l’obiettivo del 35% entro il 2035 è tecnicamente possibile. La vera domanda è se istituzioni, imprese e sistemi finanziari riusciranno a costruire, nello stesso tempo, l’infrastruttura materiale e il consenso sociale necessari. La partita dell’elettrificazione non si giocherà soltanto nelle fabbriche di batterie o nei parchi solari, ma nei bilanci pubblici, nelle autorizzazioni, nelle tariffe e nella capacità di distribuire equamente costi e benefici tra i diversi clienti finali del presente e del futuro.

La Cerimonia di chiusura del Master SAFE affronterà queste sfide raccogliendo le osservazioni degli attori di mercato, di sistema e istituzionali e mettendo a disposizione, da sempre, competenze, esperienze e voglia di crescere dei suoi alumni.