IA: quali possibili impatti della crisi in Medio Oriente

Gli impatti della recente crisi in Medio Oriente sullo sviluppo dei data center e dell’IA sono ancora difficili da inquadrare.  A impattare l’evoluzione dei data center a livello globale, nello scenario post crisi, saranno soprattutto i fattori che influenzano il soddisfacimento dei rispettivi consumi elettrici: tecnologie di generazione elettrica impiegate e investimenti nelle reti di trasmissione e distribuzione. Su questi, come sullo sviluppo dei data center più in generale,  pesano gli effetti della crisi mediorientale sulla catena di approvvigionamento delle rispettive materie prime critiche.

Oggi i data center consumano circa 485 TWh/anno a livello globale con un fabbisogno aggiuntivo atteso al 2030, secondo gli ultimi dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia,  pari a circa +430 TWh.  La quota di consumi ascrivibili all’Intelligenza Artificiale (IA) è stimata essere pari a circa 465 TWh al 2030. Ossia più della metà dei 950 TWh di consumi elettrici stimati a quella data per i data center nel loro complesso. La crescita della domanda elettrica dell’IA registra ritmi più sostenuti rispetto a quella dei data center. A livello globale, nel 2025, il consumo elettrico complessivo dei data centre è cresciuto del 17% rispetto a una percentuale del 25% ascrivibile a quella dei data centre dedicati all’IA.

Le grandi aziende tecnologiche impegnate nello sviluppo dei data center hanno speso oltre 400 miliardi di dollari nel 2025 con un impegno atteso per il 2026 pari a circa 715 miliardi di dollari e nel periodo 2026-2030 pari a circa 3,9 triliardi di dollari. Circa il 20% di queste risorse è destinato alle infrastrutture energetiche (reti, capacità di generazione elettrica e sistemi di accumulo. Con riferimento all’IA, il capitale di rischio investito a livello globale nel 2025 ammonta a circa  258,7 miliardi di dollari di cui circa il 75% spesi negli Stati Uniti, circa il 5% in Cina e circa il 6% in Europa.  

La concentrazione della produzione di materie prime critiche quali rame, cobalto e litio in Cina – detentrice di un quasi monopolio sulla produzione e trasformazione di tali materie prime – o di alluminio e acciaio in regioni fortemente dipendenti dall’approvvigionamento di gas dai Paesi del Golfo – come la stessa Cina e la stessa India – pongono questioni rilevanti in termini di sicurezza e costi di approvvigionamento delle medesime.

Tali materie prime critiche sono cruciali, infatti, per lo sviluppo di sistemi di accumulo e infrastrutture di rete di trasmissione e distribuzione elettrica nonché della componentistica di impianti di generazione elettrica a fonti rinnovabili e degli stessi data center.

La concentrazione geografica di per sé  di tali materie prime critiche è da sempre un nodo centrale – soprattutto per l’Europa – in termini di costi e tempistiche di approvvigionamento. Senza considerare il peso di potenziali tensioni geopolitiche a fronte di una simile concentrazione.  La crisi in Medio Oriente – con gli impatti sui prezzi dell’energia e la ridefinizione delle rotte commerciali  per via della chiusura di Hormuz – ha aggiunto ulteriori fattori di pressione sui costi di produzione e approvvigionamento di tali materie prime.

A questi fattori, occorre aggiungerne un ulteriore sempre legato al soddisfacimento del fabbisogno elettrico dei data center. Ossia le recenti pressioni sull’offerta nel mercato delle turbine a gas (vedi SAFE Times “Data center e gas: due nuovi alleati”). Il gas naturale, infatti, è il principale vettore impiegato nel soddisfare i consumi elettrici dei data center. In particolare, attraverso soluzioni on-site le quali, inoltre, debbono essere sovradimensionate rispetto al fabbisogno per garantire continuità nel soddisfacimento di carichi variabili e importanti come quelli dei data center.  Al 2030, la IEA stima tra i 15-27 GW la capacità di generazione elettrica a gas di tipo on-site installata per soddisfare i consumi elettrici dei data center.  Pari a circa la metà dei 50 GW di capacità di generazione on-site attualmente in fase di sviluppo. Tuttavia, in una situazione di mercato corto, per il comparto delle turbine a gas, potrebbero verificarsi rallentamenti nelle forniture che a loro volta potrebbero ritardare lo sviluppo di nuova capacità on-site.

Parallelamente allo sviluppo di nuovi progetti on-site di generazione elettrica, molti data center a livello globale si stanno dotando di sistemi di accumulo (batterie elettrochimiche, in particolare), per mitigare gli impatti di una più lenta crescita delle infrastrutture di rete rispetto a quella dei data center. Nel 2025, a livello globale, risultavano in esercizio circa 5 GW di capacità di batterie on-site dedicate ai data center con una potenza pari a circa 5 GW con una prospettiva di crescita a 20-25 GW nel 2030.  La gran parte di tale capacità sarà localizzata negli Stati Uniti, dove si prevede che lo storage on-site per data centre raggiunga 10–12 GW entro il 2030 a fronte di oltre 90 GW di storage utility complessivamente installati.

Anche su questo, però, gli effetti della crisi in Medio Oriente sulla catena di approvvigionamento di materie prime critiche per i sistemi di accumulo potrebbero giocare un ruolo non trascurabile nel ridefinire la velocità di sviluppo dei data center.  Con conseguenze molto reali e poco artificiali.