Elettrificazione dei consumi energetici: bozza di comunicazione della Commissione Europea

Questa settimana la Commissione europea pubblicherà, insieme alla tanto attesa proposta di riforma dell’Emission Trading Scheme (ETS), la Comunicazione “EU Electrification Action Plan“: un atto di indirizzo contenente le linee d’intervento per accelerare l’impiego del vettore elettrico nei consumi finali di energia da parte degli Stati membri.

Secondo la bozza del documento circolata nei giorni scorsi, la Comunicazione prevederebbe innanzitutto l’adozione di un target vincolante di elettrificazione degli usi energetici finali al 2040. La bozza, tuttavia, non specificherebbe il valore di tale target. L’obiettivo dell’iniziativa, da perseguire anche attraverso un insieme di interventi legislativi, è promuovere la sostituzione di gas e petrolio nei consumi finali di energia, aumentando così l’indipendenza dell’Unione europea dalle importazioni e riducendo l’esposizione ai prezzi globali di tali commodity. Nel documento si afferma che il raggiungimento del target di elettrificazione (ancora non noto) permetterebbe di ridurre rispettivamente di due terzi e di metà i consumi di gas naturale e di petrolio. Secondo la Commissione, ciò comporterebbe una riduzione cumulata del conto delle importazioni di circa 200 miliardi di euro e una diminuzione media stimata di 520 Mt di CO2 entro il 2040.

Per conseguire l’obiettivo di elettrificazione al 2040, il Piano prevede diverse linee d’intervento, alcune accompagnate da KPI. Tra i principali si segnalano: 200 GW di capacità di accumulo entro il 2030 e 100 GW di nuova capacità rinnovabile all’anno fino al 2030.

Fra le azioni prioritarie figura la riduzione del rapporto prezzi elettricità/prezzi gas, con un target al 2030 pari a 2,5 per i clienti domestici e 2 per l’industria. A tal fine la Commissione dovrebbe presentare, entro la fine dell’anno, una proposta legislativa per riequilibrare l’imposizione fiscale tra elettricità e gas e riformare la struttura degli oneri di rete per incentivare l’elettrificazione, i servizi di flessibilità, l’uso efficiente della rete e la diffusione dei contatori smart. Entro l’anno è prevista anche una proposta legislativa per il phase‑out dei sussidi alle fonti fossili.

Una seconda linea di intervento riguarda la riduzione dei costi up‑front per l’elettrificazione. Il Piano prevede, tra l’altro, un quadro per ridurre l’IVA sui beni per l’elettrificazione (veicoli elettrici, pompe di calore, batterie domestiche e tecnologie per l’elettrificazione industriale), nonché misure per destinare una quota maggiore dei proventi ETS alla decarbonizzazione dell’industria, rendendo l’allocazione gratuita di quote condizionata a investimenti per la riduzione delle emissioni. Tale disposizione confluirà nella revisione dell’ETS prevista per luglio. È inoltre previsto un KPI per raddoppiare il tasso di installazione delle pompe di calore al 2030 rispetto ai livelli attuali.

Altra misura rilevante è la revisione, entro il 2026, del Regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi (AFIR) per sostenere il rapido dispiegamento delle infrastrutture di ricarica, inclusi i veicoli pesanti elettrici. Nell’ambito della revisione dell’AFIR verranno aggiornate le specifiche tecniche comuni per i punti di ricarica pubblici e privati per garantire interoperabilità e capacità di ricarica bidirezionale. È previsto anche l’aggiornamento della strategia sull’idrogeno per assicurare soluzioni complementari di decarbonizzazione per i processi industriali in cui l’elettrificazione diretta non è praticabile o economicamente sostenibile.

La spinta all’elettrificazione è necessaria, visto il limitato progresso della maggior parte degli Stati membri, sia per ridurre la dipendenza dalle importazioni di fonti fossili sia per sostenere gli investimenti in capacità rinnovabile. Tuttavia, due elementi risultano decisivi per il successo del Piano. Il primo è il mantenimento di un adeguato segnale di prezzo nell’ambito dell’ETS: su questo punto sarà fondamentale valutare la proposta di riforma e l’esito del negoziato fra co‑legislatori. Il secondo è l’effettivo impegno degli Stati membri nell’attuazione del Piano: gli ambiziosi obiettivi richiederanno risorse pubbliche significative per stimolare gli investimenti in tutti i settori d’uso finale e dovranno affrontare barriere regolatorie, tecnologiche e comportamentali che ancora limitano l’adozione del vettore elettrico.

In conclusione, la strada indicata dalla Commissione è costellata di buone intenzioni, ma la loro traduzione in risultati concreti dipenderà dalla chiarezza dei target, dalla tempestività e dall’efficacia degli interventi legislativi, dalla disponibilità di risorse finanziarie e dalla capacità degli Stati membri di superare ostacoli pratici e politici. Senza un robusto quadro di attuazione e monitoraggio, le ambizioni rischiano di restare lontane dai risultati attesi.