I data center coprono oggi circa l’1,5% del fabbisogno elettrico globale per consumi pari a 415 TWh. Di questi, circa il 45% sono ascrivibili agli Stati Uniti e circa il 25% e il 15%, rispettivamente, a Cina ed Europa. Nel 2025, si stima che gli investimenti nello sviluppo di data center a livello globale sono stati pari 580 miliardi di dollari ben oltre i 540 miliardi dell’industria petrolifera. Al 2030, l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) stima che la domanda elettrica dei data center più che raddoppierà portandosi a circa 940 TWh. A guidare questa crescita saranno soprattutto gli Stati Uniti dove i data center copriranno circa il 50% dell’incremento atteso dei consumi elettrici del Paese. In Cina ed Europa, invece, i data center sono previsti contribuire tra il 6%-10% all’aumento della domanda elettrica al 2030.
L’ultimo World Energy Outlook (WEO) della IEA prevede, nello scenario più conservativo, che al 2035 i consumi elettrici dei data center saranno soddisfatti per circa il 45% da fonti rinnovabili. Al contempo, l’Agenzia stima che una quota significativa della crescita attesa della generazione elettrica a gas sarà destinata a soddisfare la domanda elettrica dei data center. Colpisce che rispetto a un report della stessa Agenzia di qualche mese prima – che prevedeva un incremento pari a circa 175 TWh della generazione elettrica a gas ascrivibile ai data center – il WEO preveda un incremento quasi doppio nell’ordine di circa 220-285 TWh al 2035.
Una fotografia verosimilmente più realistica se si osservano i dati recenti sul mercato delle turbine a gas. I lunghi tempi di connessione alla rete di trasmissione elettrica degli impianti di generazione rinnovabile – unitamente ai tempi altrettanto significativi di sviluppo delle infrastrutture di rete e all’esigenza di disporre di fonti flessibili e affidabili di copertura dei propri consumi – stanno infatti orientando i data center sempre più verso soluzioni di autoconsumo e di approvvigionamento dalla rete basate sulla generazione termoelettrica.
Ad oggi il mercato globale della produzione di turbine a gas è dominato da tre principali player: GE Vernova, Siemens e Mitsubishi che deterrebbero quote di mercato, rispettivamente, pari al 34%, 24% e 27%. Percentuali che sembrerebbero rimanere stabili nei prossimi anni.
Studi di settore prevedono che al 2030 vi saranno incrementi nel numero di turbine a gas installate a livello mondiale pari a circa 60 GW/anno e in prevalenza rappresentate da unità taglia tra i 250 e i 700 MW destinate soprattutto al comparto della generazione elettrica. In termini di unità vendute, si stima un incremento pari al 12% tra il 2025 e il 2030. Nel solo periodo 2020-2024, le vendite di turbine a gas a livello mondiale sono salite da circa 39 GW a circa 58 GW l’equivalente di circa 77 unità aggiuntive.
Tra il 2024 e il 2025 si è registrato il più alto livello di vendita degli ultimi 15 anni con ordini in aumento di circa 500 unità.
A stimolare il mercato un ruolo non trascurabile rivestono le turbine a gas aeroderivate ossia una tecnologia derivata dai motori a reazione degli aerei che date le caratteristiche di flessibilità e rapidità di avvio risulterebbero particolarmente interessanti per l’autoconsumo dei data center e di altri usi industriali. Report specialistici stimano che il volume di affari in questo segmento di mercato potrebbe raddoppiare nei prossimi 10 anni guidato proprio dalla domanda elettrica dei data center.
Diversamente dalle aspettative che guardavano ai data center, e all’IA più in generale, come driver di ulteriore sviluppo della generazione elettrica rinnovabile, il mercato sembra suggerire una direzione molto diversa. Il gas sembrerebbe essere un alleato prezioso per lo sviluppo del comparto dei data center e dei settori che vi fanno affidamento oltre che confermarsi l’unica tecnologia nell’immediato matura e dai requisiti di affidabilità e flessibilità necessari all’integrazione più in generale delle fonti elettriche rinnovabili. Se questo trend fosse confermato, dato anche lo sviluppo atteso dei consumi elettrici dei data center, non si potrebbero ignorare le conseguenze in termini di velocità attesa dell’elettrificazione dei consumi. Un aspetto, questo, tutt’altro che trascurabile rispetto all’effettivo raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica e delle politiche energetiche, soprattutto in Europa, che ne sono a oggi derivate.