La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno rimosso sino ad aprile 2027 il divieto di importazione di prodotti energetici dalla Russia. Tra questi, anche il diesel. Il divieto fu introdotto nel 2022 dal Governo Biden come sanzione al Cremlino per avere invaso l’Ucraina. L’accordo tra Washington e Mosca riguarderebbe al momento un quantitativo di circa 14 milioni di barili. A beneficiarne saranno esclusivamente gli USA. Non è un caso che, a ridosso della decisione di Trump, le quotazioni sulla borsa americana del diesel siano scese di circa il 4%. Un effetto da leggere in chiave politica dato l’elevato livello dei prezzi del diesel e l’approssimarsi delle elezioni di metà mandato dove si rinnoveranno tutti i rappresentanti della Camera statunitense.
L’impatto sui mercati globali sarà però poco significativo se si considera che il fabbisogno mondiale di diesel ammonta a circa 28 milioni di barili al giorno. A questo va aggiunto che i mercati internazionali sono attualmente caratterizzati da una significativa condizione di eccesso di domanda dovuta alla rilevante contrazione delle esportazioni di gasolio dai Paesi del Golfo e dalla Russia. A causa del blocco dello stretto di Hormuz, infatti, le esportazioni nette di diesel e gasolio dai Paesi del Golfo si sono aggirate ad agosto a circa 390 kb/g, poco più di un quarto dei livelli precedenti alla guerra. Le interruzioni al sistema di raffinazione russo e il quasi arresto delle esportazioni di prodotti petroliferi, in seguito all’intensificarsi degli attacchi ucraini, hanno aggravato la condizione di scarsità.
Alla fine di agosto 2026, solo cinque grandi raffinerie su trentadue di quelle russe non erano state colpite dai droni ucraini. A giugno, la lavorazione di greggio nelle raffinerie russe è scesa a 3,8 mb/g, il livello più basso da oltre 20 anni e circa il 30% in meno rispetto a un anno prima. La produzione dichiarata di benzina è diminuita del 20% rispetto ai livelli del 2025, mentre si stima che quella di diesel sia calata di quasi il 30%. Evento che ha portato il Cremlino a imporre un divieto di esportazione sui prodotti raffinati e all’adozione di altre misure, tra cui l’incremento del livello di zolfo contenuto nei prodotti raffinati, per soddisfare il fabbisogno interno.
Il forte calo delle esportazioni dal Medio Oriente ha reso i mercati del diesel più vulnerabili alla perdita delle forniture russe. I dati preliminari indicano che ad agosto le esportazioni combinate di diesel da Medio Oriente e Russia sono scese a 520.000 barili al giorno, il 75% in meno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Inoltre, nei primi otto mesi del 2026, le esportazioni mondiali via mare di gasolio e diesel sono state in media di 4,7 milioni di barili al giorno, in calo del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel complesso, ad agosto, le esportazioni nette di diesel e gasolio dal Golfo e dalla Russia sono state inferiori di circa 1,6 mb/g rispetto a febbraio, quando rappresentavano quasi il 45% del commercio marittimo mondiale.
Finora le scorte hanno svolto un ruolo cruciale nel riequilibrare il mercato. Dall’inizio della guerra, le scorte petrolifere mondiali osservate sono diminuite di 507 milioni di barili, con un prelievo medio di 2,8 mb/g. Nel solo mese di agosto le scorte sono calate drasticamente di 95 milioni di barili, pari a 3,1 mb/g.
Nei prossimi mesi, inoltre, la stagione invernale spingerà in alto i consumi di gasolio per riscaldamento.
Con le riserve di sicurezza in diminuzione e il sistema mondiale di raffinazione al limite, è più che mai necessario compiere progressi nella risoluzione del conflitto in Medio Oriente e nella guerra tra Russia e Ucraina, ormai al suo quinto anno, per evitare un ulteriore irrigidimento del mercato.
Quanto sta accadendo sui mercati internazionali del petrolio suggerisce per l’Europa, inoltre, la rilevanza di procedere con strategie di diversificazione delle fonti di approvvigionamento e di rendersi più autonomi nel soddisfacimento dei consumi energetici. Sia attraverso una minore dipendenza dai combustibili fossili per soddisfare i consumi finali di energia sia attraverso una riflessione su ciò che negli anni ha portato l’Italia a ridurre drasticamente la propria capacità di raffinazione di greggio e ad azzerare pressoché completamente le attività di ricerca e produzione di idrocarburi.
Da una parte diverrà sempre più importante aumentare l’incidenza del vettore elettrico nei consumi finali, ove tecnicamente ed economicamente fattibile; dall’altra lo sarà supportare lo sviluppo di un’industria nazionale di produzione e lavorazione di idrocarburi per rendersi sempre meno esposti agli shock originati dalle tensioni geopolitiche.
Anche di questo parleremo nella Cerimonia di chiusura della XXVII edizione del Master SAFE, “Mission Possible: Energy Transition – Tecnologie, infrastrutture e competenze per ottimizzare la sicurezza e i costi energetici”, che si terrà il 28 ottobre 2026 a Milano.