La scorsa settimana, l’Agenzia europea per la cooperazione dei Regolatori dell’energia (ACER) ha pubblicato un rapporto sullo stato di avanzamento del processo di decarbonizzazione del settore del gas naturale. Secondo il rapporto, ancora molta è la strada da percorrere per ridurre le emissioni di gas clima-alteranti in questo ambito e una strategia si rende urgente.
Il settore contribuisce a circa il 20% delle emissioni di gas clima-alteranti dell’Unione. Oggi l’UE consuma circa 340 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il rapporto indica che le emissioni globali afferenti al consumo di metano sono dell’ordine di 120 Mt/anno. Poiché gran parte delle emissioni correlate ai consumi europei di gas sono correlate all’importazione di semilavorati e prodotti dall’estero, una delle sfide è coinvolgere i produttori e operatori dei Paesi terzi negli interventi volti alla decarbonizzazione del settore.
Tuttavia, questa sfida deve tenere conto dell’impatto sulla competitività del settore industriale delle misure di decarbonizzazione. Per le imprese energivore come quelle della chimica, acciaio, vetro (per citarne alcune) il gas naturale è un vettore imprescindibile per i propri processi produttivi ad alta temperatura. Tecnologie alternative e maggiormente sostenibili dal punto di vista ambientale richiedono investimenti significativi e in alcuni casi si scontrano con una limitata maturità tecnologica e commerciale. In questo contesto, osserva il rapporto, strumenti come l’ETS (Emission Trading Scheme) e il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) possono svolgere un ruolo importante. Ma ancora di più, la predicibilità e stabilità del relativo quadro legislativo di riferimento. Il prossimo 15 luglio la Commissione Europea presenterà una proposta di revisione dello schema ETS che inevitabilmente impatterà anche sul CBAM essendo quest’ultimo lo strumento che progressivamente sostituirà il meccanismo europeo di cap and trade sulle emissioni di gas clima-alteranti. Le modifiche proposte dalla Commissione saranno poi oggetto di vaglio e approvazione da parte dei co-legislatori europei. Un processo che richiederà mesi e che potrebbe, date anche le pressioni del comparto industriale, tradursi in un ammorbidimento dei vincoli di entrambi i meccanismi. In ogni caso, l’incertezza generata dalla revisione dello schema ETS di prossimo annuncio non è certo aspetto che va incontro alle raccomandazioni di ACER . L’auspicio è quello di modifiche che non compromettano gli obiettivi di neutralità carbonica della UE al 2025 e non stravolgano, quindi, gli aspetti essenziali di uno strumento che a oggi si è dimostrato efficace nel ridurre i livelli emissivi dei settori interessati dalla sua applicazione.
L’altro punto di attenzione sollevato dal rapporto ACER è quello della necessità di un approccio strategico alla decarbonizzazione del settore del gas naturale che conti sull’impiego di più tecnologie. Tra queste, l’elettrificazione dei consumi – che deve accompagnarsi a coerenti investimenti in infrastrutture di rete e stimoli al ricorso in capacità di generazione elettrica da fonti rinnovabile; l’idrogeno rinnovabile, la cattura e stoccaggio della CO2 (CCUS). Tuttavia, ACER riconosce che tali tecnologie si caratterizzano oggi per elevati costi di realizzazione e impiego senza considerare il limite rappresentato da taluni utilizzi nell’industria che non ne possono contemperare, per ragioni tecniche, lo sfruttamento.
Diversamente, quale tecnologia più matura, il biometano può giocare un ruolo importante per la decarbonizzazione degli usi finali nonché a ridurre la dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti. Tuttavia, la produzione europea di biometano nel 2024 è stata di 4,3 miliardi di metri cubi. Lontana, quindi, rispetto all’obiettivo di 35 miliardi di metri cubi al 2030 indicato nel piano REPowerEU. Il rapporto osserva che tale risultato è anche il prodotto di barriere che ostacolano una più ampia diffusione del biometano: economiche (p.e. costi di produzione e costi di connessione alla rete di distribuzione), tecniche (p.e. disponibilità e mobilitazione dei feedstock, connessioni alla rete), normative (p.e. limitata armonizzazione dei sistemi di garanzie di origine, regolazione dei costi per la connessione alle reti di distribuzione, incertezza nel quadro regolatorio sugli incentivi alla produzione di biometano).
Incentivi mirati, semplificare il processo di connessione alle reti di distribuzione e armonizzare i sistemi di garanzie di origine sono, secondo ACER, interventi cruciali per la diffusione del biometano. Allo stesso tempo, conclude il rapporto, la strategia per la decarbonizzazione degli usi finali di gas non può prescindere dalla stabilità ed efficacia dei segnali di prezzo dei meccanismi ETS e CBAM e da un approccio che contemperi una molteplicità di tecnologie tra cui idrogeno verde, CCUS, rinnovabili e batterie. Data la limitata maturità di talune di queste tecnologie per il loro impiego in ambito industriale, il sostegno all’innovazione e alla decarbonizzazione nei comparti maggiormente energy-intensive è secondo ACER essenziale. Su questo, un impulso importante potrà provenire dal Fondo per l’Innovazione e dalle risorse che saranno rese disponibili dall’UE nell’ambito della strategia Industrial Accelerator Act e Net-Zero Industry Act.
In sintesi, per ACER, la transizione del gas non è un «tutto subito» né un «aspettare che arrivi la tecnologia» giusta. Serve, diversamente, una strategia coerente, tecnologicamente diversificata e con un quadro regolatorio stabile e chiaro con chiarezza. L’inerzia rischia di avere costi elevati per un continente che punta alla neutralità climatica entro il 2050.