Digitalizzazione ed elettrificazione dei consumi finali: due treni da non perdere

Lo scorso giovedì si è tenuta la Cerimonia di apertura della ventisettesima edizione del Master SAFE dedicata, quest’anno, al ruolo dell’intelligenza artificiale e della trasformazione digitale del settore energetico.
La digitalizzazione delle infrastrutture di rete ha da sempre rappresentato uno dei pilastri del processo europeo di transizione energetica. Sia per favorire la flessibilità dei consumi elettrici sia per approdare a una gestione delle reti di distribuzione e trasmissione sempre più flessibile e fondata su un approccio predittivo.

Continuando a essere uno dei fattori cruciali per il raggiungimento dei target europei di decarbonizzazione, l’evoluzione in ottica digitale delle reti assume oggi anche un carattere di urgenza. Le recenti crisi energetiche che si sono accompagnate alla guerra in Ucraina, prima, e in Medio Oriente, poi, stanno infatti riscrivendo in modo sempre più strutturale le dinamiche di mercato.

L’Europa, da una parte, si trova a fronteggiare prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica significativamente più elevati rispetto a quelli osservabili prima della crisi ucraina e in modo sempre più persistente. Dall’altra, anche per effetto della crescita delle fonti rinnovabili non programmabili nel mix di generazione elettrica conseguente ai sempre più ambiziosi target UE clima-energia al 2030, si osservano prezzi dell’elettricità all’ingrosso sempre più volatili. Negli ultimi cinque anni, infatti, si osserva sul mercato del giorno prima un aumento sia della frequenza di prezzi nulli o molto contenuti sia del differenziale tra prezzi minimi e massimi giornalieri. Un fenomeno quest’ultimo che, grazie anche alla digitalizzazione delle reti potrebbe consentire, a parità di altre condizioni, la partecipazione dei clienti finali all’offerta di servizi di flessibilità per il sistema elettrico. In questo modo, i clienti finali potrebbero beneficiare di risparmi in bolletta spostando i propri consumi giornalieri dalle ore di maggiore carico a quelle di minore carico e più elevata produzione FER-E.

La stessa Commissione Europea nella bozza circolata informalmente la scorsa settimana in materia di interventi emergenziali sui prezzi dell’energia in risposta alla crisi mediorientale, sottolinea la necessità di rimuovere le barriere regolatorie, economiche e tecnologiche ancora esistenti alla partecipazione attiva dei clienti finali ai mercati della flessibilità.

Inoltre, a parità di altre condizioni, la possibilità di offrire servizi di flessibilità al sistema elettrico con i benefici economici che ne seguirebbero – grazie anche alla digitalizzazione delle infrastrutture di rete – potrebbe rappresentare una spinta a un maggiore ricorso al vettore elettrico negli usi finali. Dare impulso a un processo di elettrificazione dei consumi, ancora troppo lento rispetto agli obiettivi fissati al 2030 in questo ambito, è infatti fondamentale per favorire il ricorso delle fonti rinnovabili negli usi finali. I principali Paesi UE stanno beneficiando solo negli ultimi due anni di una modesta ripresa dei propri consumi elettrici. In Italia, nel 2025, la domanda elettrica nazionale è stata pari a circa 311 TWh. Un dato assai lontano dall’obiettivo di 362 TWh previsto al 2030 dal PNIEC da raggiungere in quattro anni.

Un impulso all’elettrificazione della domanda potrebbe inoltre provenire dall’intelligenza artificiale (IA) e dai data center, più in generale, che costituiscono uno dei fattori abilitanti più importanti per l’IA.
Al 2030 si stima, infatti, che i consumi elettrici nazionali ascrivibili ai data center potrebbero aggirarsi intorno a circa 9 TWh. Un dato incoraggiante in questa direzione sembrerebbe provenire dalle richieste di connessione pervenute a Terna che dal 2020 al 2026 sono cresciute in modo esponenziale. Si è infatti passati da richieste per 1 GW nel 2020 a richieste per 89 GW agli inizi del 2026.

In assenza di interventi volti a favorire l’elettrificazione degli usi finali e la partecipazione di questi all’offerta di servizi di flessibilità al sistema elettrico, la sostenibilità economica degli investimenti in impianti di generazione elettrica da fonti rinnovabili potrebbe essere messa a repentaglio. Ciò, in particolare, alla luce, come osservato, di sempre più frequenti fenomeni di prezzi nulli o contenuti.
Una simile prospettiva non è certo quella auspicabile. Sia di per sé, perché significherebbe venire meno agli impegni assunti in Europa rispetto al processo di transizione energetica, sia alla luce di un quadro geopolitico sempre più strutturalmente incerto.

Nelle recenti comunicazioni della Commissione Europea si è ribadito, infatti, come l’aumento delle fonti rinnovabili nei consumi energetici finali sia l’unico strumento a lungo termine per mitigare gli effetti sulla sicurezza energetica e sui prezzi dell’energia di crisi geopolitiche sempre più frequenti e sempre più indissolubilmente legate ai mercati energetici.
Dato il contesto, a parità di altre condizioni, diventa più che mai urgente intervenire con proposte rivolte al legislatore e al regolatore di settore per rimuovere le barriere economiche, tecnologiche, infrastrutturali e regolatorie al processo di elettrificazione.

In questa direzione, guardare alle best practice di altri Stati Membri è certamente un importante punto di partenza. Tuttavia, lo è ancora di più l’avvio di un dialogo tra operatori, gestori delle infrastrutture di rete, attori di sistema e decisore politico e regolatorio. Solo da questo dialogo e da un approccio di sistema potranno derivare le migliori soluzioni che, partendo dalle esperienze di altri Paesi europei, potranno essere calate nelle specificità del contesto nazionale.

Perdere il treno della digitalizzazione delle reti significa perdere anche quello dell’elettrificazione. Un doppio appuntamento mancato di cui a fare le spese sarebbe la transizione energetica. E, quindi, sicurezza energetica e sostenibilità economica del sistema. Un lusso che nel rinnovato quadro geopolitico non possiamo certo permetterci.