L’Agenzia dell’Unione Europea per la Cooperazione fra i Regolatori dell’Energia (ACER) ha pubblicato la scorsa settimana il “Rapporto di Monitoraggio sui Mercati Europei dell’Idrogeno 2025“, che delinea un quadro complesso e articolato delle ambizioni e delle sfide che caratterizzano il settore dell’idrogeno a livello UE .
Nonostante lo sviluppo dell’idrogeno sia uno dei pilastri del Piano REPowerEU, anche per affrancare l’Europa dall’utilizzo delle fonti fossili, il rapporto evidenzia che gli Stati Membri sembrerebbero essere piuttosto indietro rispetto agli obiettivi fissati nella Strategia UE sull’idrogeno: 6 GW di capacità di elettrolisi al 2024, 40 GW al 2030 e 10 milioni di tonnellate di idrogeno verde prodotte entro il 2030. Nonostante una crescita del 51% nella capacità di elettrolisi installata nel 2024, nel 2024 si contano solo 308 MW di capacità realizzata.
La principale barriera allo sviluppo dell’idrogeno rinnovabile negli usi finali rimane l’elevato costo di produzione, ancora quattro volte più oneroso rispetto all’idrogeno di origine fossile, a causa degli alti costi di capitale e dell’elettricità.
A questo, indica il documento ACER, occorre aggiungere il ritardo nella trasposizione dell’ultima Direttiva sulle Energie Rinnovabili (RED III) da parte di numerosi Stati Membri aumentando, così, l’incertezza per gli investitori e rallentando, conseguentemente, lo sviluppo del mercato.
Tuttavia, stando all’Agenzia, nel panorama delle strategie nazionali, l’Italia emergerebbe come un Paese cruciale per lo sviluppo del mercato dell’idrogeno rinnovabile. La strategia italiana sull’idrogeno colloca il Paese come attore strategico nell’ambito del Corridoio dell’Idrogeno Meridionale.
L’Italia prevede una domanda moderata di idrogeno rinnovabile di circa 250.000 tonnellate entro il 2030, destinata a crescere significativamente fino a raggiungere tra 2,2 e 4,2 milioni di tonnellate entro il 2050. Per soddisfare il 70% di questa domanda internamente, la strategia indica una necessità potenziale di capacità di elettrolizzatori tra 15 GW e 30 GW.
La strategia prevederebbe anche uno scenario alternativo in cui circa l’80% della domanda sarà coperta da importazioni provenienti principalmente dal Nord Africa, attraverso il vitale Corridoio stesso. L’Italia è inoltre firmataria di una dichiarazione congiunta con Algeria, Austria, Germania e Tunisia, che pone le basi per importazioni di idrogeno rinnovabile su scala industriale entro il 2035, consolidando il suo ruolo di snodo cruciale.
Sul fronte infrastrutturale, l’Italia prevederebbe una rete di 1.940 km di dorsale e 699 km di rete aggiuntiva, con 1.164 km previsti per il riutilizzo di gasdotti esistenti. I dati del TYNDP 2024 mostrerebbero dati più capienti con 2.509 km totali e 1.781 km riutilizzati.
Il ruolo delle interconnessioni sarà cruciale con importazioni previste dall’Albania (4,9 Mt/anno), dall’Austria (1,8 Mt/anno) e dalla Svizzera (1,0 Mt/anno), ed esportazioni verso Austria (1,8 Mt/anno) e Svizzera (1,0 Mt/anno).
I costi di realizzazione e produzione, in particolare di idrogeno verde, rimangono tuttavia centrali nello sviluppo del mercato dell’idrogeno anche italiano. Il rapporto ACER stima che il c.d. Levelized Cost of Hydrogen per l’Italia per la produzione di idrogeno verde prodotto tramite elettrolisi connessa direttamente a fonti solari fotovoltaiche (PV) si aggirerebbe intorno a 6,0 EUR/kg. Per l’idrogeno prodotto da elettrolisi connessa a parchi eolici onshore, l’LCOH sarebbe di circa 7,0 EUR/kg. Il divario tra il costo dell’idrogeno rinnovabile e le alternative convenzionali rimane, quindi, un ostacolo importante.
Per superare questo importante ostacolo e, più in generale, promuovere la diffusione dell’idrogeno, coerentemente con gli obiettivi europei di decarbonizzazione, ACER indica alcuni interventi prioritari: procedere rapidamente a implementare la Direttiva RED III e il Pacchetto idrogeno e gas al fine di dare agli investitori maggiore certezza del quadro regolatorio di riferimento; dare priorità agli investimenti nei settori c.d. “hard-to-abate” e ai progetti che hanno già raggiungo un buon livello di maturità; semplificare i processi di autorizzazione e di connessione alla rete per gli elettrolizzatori e gli impianti di generazione elettrica rinnovabile; assicurare un efficace coordinamento tra sviluppo della rete e sviluppo di capacità di produzione dell’idrogeno, in particolare verde.
Tuttavia, se al 2026 la situazione è quella descritta nel rapporto ACER, il rischio di non centrare gli obiettivi previsti dalla strategia UE sull’idrogeno sembrerebbe elevato ponendo conseguentemente l’esigenza di comprendere e anticipare quali potranno essere gli impatti di questa impasse sul processo di decarbonizzazione e affrancamento dalle fonti fossili cui l’Europa si è impegnata.