IRENA: gli investimenti in tecnologie pulite non bastano per una transizione giusta

Come altre autorevoli fonti, il recente rapporto “Global Landscape of Energy Transition Finance 2025“, frutto della collaborazione tra International Renewable Energy Agency (IRENA) e Climate Policy Initiative (CPI) segnala non solo un rallentamento del processo di decarbonizzazione ma anche il rischio di una transizione energetica iniqua. Il documento, infatti, da un lato indica investimenti record a livello globale nelle tecnologie pulite: 2,4 trilioni di dollari con un aumento del 20% rispetto alla media 2022/2023. Dall’altro, osserva che si tratta non solo di valori insufficienti a raggiungere gli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi ma anche che le emergenti disparità regionali e tecnologiche potrebbero mettere a rischio l’equità del processo di decarbonizzazione.

L’analisi IRENA-CPI evidenzia, in primo luogo, il superamento degli investimenti in energie rinnovabili, reti elettriche e sistemi di accumulo (1,19 trilioni di dollari) rispetto a quelli nelle fonti fossili (1,13 trilioni di dollari). Rispetto alla media 2022/2023, il rapporto osserva un incremento significativo degli investimenti in diverse tecnologie pulite: le energie rinnovabili hanno attratto 807 miliardi di dollari (+22%), i veicoli elettrici 763 miliardi (+33%), le reti 359 miliardi (+14%) e i sistemi di accumulo 54 miliardi (+73%).

Tuttavia, IRENA-CPI segnalano che la crescita degli investimenti è complessivamente rallentata (dal 32% del 2023 al 7,3% del 2024) con un gap di finanziamento che interessa la gran parte delle tecnologie per la transizione energetica. Secondo il documento, gli investimenti nell’ambito dell’efficienza energetica richiederebbero investimenti 7,5 volte superiori agli attuali; l’idrogeno verde ben8 volte e il solare termico persino 32 volte superiori.

La concentrazione geografica degli investimenti è un altro punto dolente nella ricostruzione tracciata dall’Agenzia. Cina ed economie avanzate detengono il 90% degli investimenti totali nella transizione energetica. Paesi a basso reddito ricevono meno dello 0,22% degli investimenti globali, mentre l’Africa Sub-Sahariana, con il 15% della popolazione mondiale, attrae solo il 2,3% degli investimenti in rinnovabili, pari a soli 15 dollari pro capite, contro i 248 dollari della Cina o i 229 dollari dell’Europa. Questa disuguaglianza non solo rallenta l’azione climatica globale, ma compromette anche gli obiettivi di accesso all’energia e sviluppo sostenibile, lasciando milioni di persone senza benefici concreti.

Ancora più preoccupante, secondo IRENA-CPI, è la persistenza degli investimenti nei combustibili fossili. Nonostante i progressi delle rinnovabili, gli investimenti in fossili continuano a crescere, sostenuti da un massiccio supporto finanziario pubblico. Nel 2023, i sussidi governativi ai combustibili fossili hanno superato i 1,5 trilioni di dollari, e i paesi del G20 hanno fornito tre volte più supporto pubblico ai combustibili fossili che alle rinnovabili.

Il rapporto evidenzia anche la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento. Gli investimenti per nuova capacità di produzione di tecnologie pulite sono diminuiti del 21% nel 2024, con un crollo del 72% nel fotovoltaico, bilanciato solo in parte dal boom delle batterie (+112%). La Cina domina il 76% della produzione di componenti chiave per la transizione, creando dipendenze geopolitiche e rischi per la resilienza delle catene di fornitura.

Per mitigare il rischio di una transizione poco equa e lontana, il documento conclude con il richiamo ad alcune azioni:

  • Stabilità del quadro regolatorio: un quadro regolatorio e legislativo stabile è visto come essenziale per ridurre il rischio degli investimenti e attrarre capitali privati soprattutto negli ambiti in cui il gap di investimenti è maggiore.
  • Ridurre le disparità regionali: è considerato imperativo reindirizzare una parte significata degli investimenti in tecnologie pulite verso le economie emergenti e in via di sviluppo, in particolare nell’Africa Sub-Sahariana.
  • Diversificare le catene di approvvigionamento: affrancarsi dalla dipendenza dalla Cina per la componentistica e le materie prime critiche per la transizione è ritenuto cruciale per ridurre i rischi di approvvigionamento e favorire investimenti in capacità di produzione di tecnologie pulite.
  • Rafforzare la cooperazione internazionale: intensificare la cooperazione internazionale è considerato cruciale per ridurre le disparità regionali osservate e attrarre un adeguato flusso di capitali necessari al raggiungimento degli obiettivi climatici.

In altre parole, per IRENA-CPI la transizione energetica è una sfida globale che richiede una risposta globale. Gli investimenti sono solo il punto di partenza. Ma senza una effettiva cooperazione a livello internazionale e senza gli adeguati capitali l’obiettivo di una transizione energetica efficace e giusta rimarrà un miraggio, con gravi conseguenze per il clima e la giustizia sociale.