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Risorse con Energia

Concorrenza 2.0 (18). Il futuro del mercato dell’energia elettrica in Italia

Le utility italiane attraversano una fase di forte evoluzione, in cui, per intraprendere un percorso di successo, diventa fondamentale comprendere e soddisfare i bisogni e le aspettative di una clientela sempre più esigente.
Lo studio “Concorrenza 2.018. Il futuro del mercato dell’energia elettrica in Italia”, realizzato da Accenture e SAFE, fornisce una panoramica del mercato retail dell’energia elettrica in Italia, illustrando al contempo i principali trend tecnologici e le nuove aspettative dei clienti, al fine di delineare futuri scenari di sviluppo del settore.
Dal 1 Luglio 2018 verranno meno, per circa 24 milioni di clienti (20 mln domestici e 4 mln non domestici), le tutele di prezzo con la conseguenza che il sistema dovrà gestire grandi flussi di consumatori (circa il doppio di quelli attualmente su mercato libero), che si troveranno a dover scegliere il proprio fornitore di energia sul mercato libero.
Gli aspetti ancora da definire riguardo l’implementazione di questo processo sono ancora numerosi, a partire dalle modalità di assegnazione della fornitura ai clienti domestici che al 2018 non avranno autonomamente scelto un venditore nel mercato libero.
Basandosi sulle varie discussioni in merito al DDL Concorrenza, lo studio indirizza tre ipotesi che, pur non esaustive, consentono di definire alcuni possibili scenari: la prima opzione prevede procedure concorsuali per la fornitura del servizio ai clienti che saranno ancora al 2018 nel tutelato con un prezzo della fornitura maggiorato rispetto al mercato libero; la seconda prevede il passaggio al mercato libero attraverso aste da svolgere su base regionale, il cui il prezzo della fornitura, sia composto da una quota fissa, oggetto delle offerte, e una variabile correlata al PUN; la terza, basata sull’esperienza portoghese, prevede l’applicazione di un prezzo disincentivante in grado di  stimolare il passaggio dei clienti al mercato libero.
Anche a livello europeo si osserva come, in tema liberalizzazione dei mercati energetici retail, il dibattito si concentri spesso sul principale obiettivo di aumentare la concorrenza fra operatori offrendo ai consumatori gli stessi servizi a prezzi più bassi. Tale azione, se nelle fasi iniziali risulta a vantaggio del consumatore finale, nel lungo periodo (in cui anche l’incumbent inizia a partecipare alla guerra di prezzi) porta a un (dis)equilibrio in cui il potenziale di saving è ridotto al minimo e la competizione è trainata dai canali commerciali. Tra i potenziali rischi vi è la minimizzazione degli investimenti con conseguenti impatti sulle potenzialità derivanti dall’innovazione e sui relativi servizi a valore aggiunto offerti.
Un sistema liberalizzato, a completo vantaggio per il consumatore finale e per il Paese, dovrebbe essere in grado di coniugare la competizione delle aziende sui costi dei servizi con l’innovazione verso nuovi modelli di offerta e fruizione dell’energia.
Questa opportunità può configurarsi come una naturale conseguenza dello sviluppo di nuovi trend tecnologici che abilitano la creazione di nuovi modelli di business e permettono di sviluppare prodotti/ servizi a maggior valore a costi più contenuti. Lo sviluppo di tecnologie energetiche quali DER, Smart Grid e “mobilità elettrica” oltre che tecnologie abilitanti permetteranno tra l’altro di: ottimizzare l’utilizzo degli asset grazie un’integrazione piena tra infrastruttura, processi di business e flussi di dati; creare piattaforme di servizi energetici; sfruttare il patrimonio informativo per creare servizi innovativi ad alto valore per il cliente.
In questo sistema competitivo i diversi attori di mercato dovrebbero giocare un nuovo ruolo.
Il ruolo delle istituzioni dovrebbe essere quello di diventare abilitatore/facilitare dei nuovi trend tecnologici anche in ottica di favorire la crescita del Paese, la sostenibilità e l’efficienza di mercato comprendendo e anticipando i nuovi trend e mettendo a disposizione gli strumenti necessari quali driver di sviluppo.
Le utilities dovrebbero avviare un processo di trasformazione e sviluppare nuovi modelli di business che permettano loro di coniugare efficienza operativa e efficacia di business grazie allo sviluppo di servizi innovativi in linea con le esigenze dei consumatori.
In ottica evolutiva è possibile individuare tre modelli di business:

  1. Modello ‘Digitale’: prevede lo sviluppo di offerte e servizi con gradi di sofisticazione anche elevati sfruttando tutte le potenzialità del digitale per offrire un servizio conveniente ed un esperienza omnicanale;
  2. Modello ‘Piattaforma di servizi energetici’: prevede la creazione di un ecosistema energetico basato su tecnologie di connessione e gestione real time dei dati a pagamento. L’offerta segue una logica a servizio e un pagamento “a canone” disaccoppiato dall’effettivo uso energetico.
  3. Modello ‘Piattaforme di Business’: le utilities potranno indirizzare i nuovi bisogni dei clienti con prodotti/servizi propri o forniti da partner dell’ecosistema consentendo di offrire servizi sino ad oggi costosi o riservati a una fascia di mercato di nicchia.

Date queste premesse, un processo spontaneo di liberalizzazione, in cui i consumatori scelgono il proprio fornitore sulla base dei migliori servizi offerti, rappresenta il percorso ideale ancorché non immediatamente praticabile date le attuali condizioni di mercato.
Una soluzione potrebbe essere quella di lanciare un segnale chiaro ai consumatori finali, attraverso l’adozione di un prezzo disincentivante, sulle opportunità legate al cambiamento attivando così i primi flussi di clienti più sensibili alla variabile in gioco. Contestualmente le aziende dovranno essere in grado di creare offerte differenziate basate su servizi nuovi ed integrati. Le procedure concorsuali potrebbero essere successivamente utilizzate per assegnare quella quota parte di clienti ostinatamente “pigri” non influenzati né da leve di prezzo, né da un’offerta di servizi innovativi a maggior valore.

 

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