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Risorse con Energia

Le fonti fossili non convenzionali

fonti_fossiliLe fonti fossili non convenzionali

Contrariamente a quanto si continua a ripetere da molte parti, le risorse fossili non sono affatto in via di rapida estinzione. Quasi nessuno, infatti, immagina che oggi gli esperti energetici stimano, in modo molto prudenziale, che potremo estrarre da sabbie e scisti bituminosi almeno due miliardi di barili di petrolio, due volte la quantità delle attuali riserve accertate di petrolio. Ai consumi attuali, il petrolio basterebbe quindi a soddisfare i fabbisogni del pianeta non per quaranta, ma per centoventi anni. Così quasi nessuno ha idea che potremmo estrarre almeno altri 900 mila miliardi di metri cubi di metano, quasi quattro volte e mezzo le attuali riserve accertate di gas naturale. In questo caso i fabbisogni attuali di gas sarebbero soddisfatti non per sessanta, ma per trecentosessantacinque anni. Se poi si recuperasse, anche solo in parte, il metano intrappolato negli idrati, allora il mondo sarebbe a posto per almeno il prossimo millennio.

In un mondo preoccupato dal timore di una penuria di fonti energetiche a sostegno dello sviluppo di paesi, come India e Cina, che stanno emergendo, con le loro enormi popolazioni da secoli di indigenza ed arretratezza, sono notizie da dare e non da tacere, anche per smentire i numerosi riferimenti fatti a presunte guerre per assicurarsi le risorse delle quali ogni paese ha bisogno. Alcune di queste fonti  non convenzionali di gas e petrolio non sono più delle scommesse scientifiche, come il fotovoltaico o la fusione nucleare. La produzione di greggio sintetico dalle sabbie bituminose, ad esempio, è ormai una realtà che rappresenta quasi il 4% di tutto il petrolio attualmente commercializzato nel mondo. E’ un’attività che si regge economicamente da sola, senza bisogno di generose sovvenzioni.  Lo stesso è vero per i significativi quantitativi di gas già oggi prodotti dai giacimenti carboniferi o dalle formazioni di rocce compatte. Altre fonti, come la produzione di idrocarburi liquidi o gassosi da scisti ed argeliti, continuano a soffrire a causa di tecnologie ancora nella loro infanzia.

Gli idrati di metano, dei quali conosciamo le enormi potenzialità, ma non ancora il modo di governarne i sistemi produttivi, saranno in parte disponibili probabilmente fra dieci o quindici anni. Gli idrati sono per le fonti fossili ciò che il fotovoltaico è per le energie rinnovabili, con un’unica differenza importante: nessuno pensa di promuovere, e tanto meno di sovvenzionare, l’attività di ricerca su di essi. E’ un errore di prospettiva economica e politica del quale l’Europa si dovrà forse pentire in un futuro non lontano.

Il problema che l’Unione Europea continua ad ignorare è che, trascurando completamente il settore delle energie fossili nei suoi programmi o, peggio ancora, criminalizzandolo con la teoria della decarbonizzazione dell’economia, sta rischiando di perdere la battaglia per un’energia a costi ragionevoli che alimenti un sistema industriale in grado di competere su scala globale. Mentre per l’Europa il futuro basato sulle fonti rinnovabili è quasi una religione, per le altre potenze economiche del mondo le ideologie non sono considerate come elementi trainanti dello sviluppo ed i finanziamenti si dirigono là dove le prospettive di successo sono maggiori. Così Giappone, Nord America ed addirittura India e Cina, stanno facendo rapidamente progredire le  tecnologie di produzione di queste fonti non convenzionali.

Fatta eccezione per le sabbie bituminose ed il metano recuperato dai giacimenti carboniferi, i costi di produzione delle fonti fossili non convenzionali sono ancora elevati. C’è da aspettarsi che i progressi della tecnologia da una parte e l’inevitabile aumento del prezzo di mercato delle fonti fossili tradizionali dall’altro, contribuiranno in futuro a renderle economicamente valide senza necessità di sostegno pubblico.
Non c’è dubbio tuttavia che lo sviluppo di alcune di esse si basi attualmente su tecnologie di notevole impatto ambientale, in particolare là dove sono utilizzate pratiche di coltivazione dei giacimenti a cielo aperto. In questi casi il salto tecnologico deve essere notevole, perché l’attuale situazione è francamente poco accettabile. L’uso di ingenti quantità di acqua o vapore, le emissioni di particolato e gas ad effetto serra, sono invece problemi piuttosto seri, anche se destinati a mitigarsi nel tempo con il progredire della ricerca e l’aumentare dell’esperienza operativa.

In conclusione, il mondo per un altro bel po’ di tempo non sarà a corto di energia e potrà contare su nuove ed abbondanti fonti di origine fossile, ben diversificate sia come tipologia, sia come dislocazione geografica, da aggiungere alle fonti convenzionali, a quelle rinnovabili ed al nucleare. La cosiddetta “Sfida del secolo” può essere vinta: basta usare il buon senso, la buona scienza ed ignorare le preclusioni ideologiche.

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